1999, la "prima volta" della ex-sinistra
Di seguito lo speciale sul 13.mo anniversario della aggressione NATO contro Serbia e Montenegro, apparso su il Manifesto del 24/03/2012
1) Kosovo, tredici anni di digiuno in serbo - di Alessandro Di Meo
2) La "prima volta" balcanica - di Tommaso Di Francesco
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Quaresima nelle enclave serbe a 13 anni dal 24 marzo '99 quando, «per proteggere i civili», cominciarono, per 78 giorni, i bombardamenti aerei della Nato a cui partecipò anche l'Italia
Kosovo, tredici anni di digiuno in serbo
di Alessandro Di Meo
il Manifesto, 24/03/2012
Quei raid aerei vennero motivati per i «diritti umani». Viene da «ridere»
di fronte al disastro umano di centinaia di migliaia di civili serbi e
delle mafie al potere nell' «indipendente» Pristina
GNJLANE. Padre Ilarion è un monaco ortodosso, vive nel monastero
di Draganac in Kosovo. Proviene dal monastero di Decani, il più
importante per la chiesa ortodossa serba. A Draganac c'è tanto da
sistemare. Dalla chiesa ai locali per i monaci, da quelli per gli ospiti a
quelli per gli animali. In Kosovo di monasteri e chiese serbe in
questi 13 anni ne hanno distrutti, dinamitati e incendiati, ben 150.
Vicino al monastero, c'è una sorgente d'acqua che si crede benedetta. E
quando, il primo venerdì dopo la Pasqua ortodossa, si celebra la Vergine
Maria, vengono in migliaia a prenderla.
Moltissimi gli albanesi che, come in altri monasteri, cercano la grazia di
Dio, anche se ortodosso.
Padre Ilarion si occupa anche di altro. Ad esempio, di tante
famiglie serbe che vivono in condizioni assurde. Isolate dall'intolleranza
del fanatismo indipendentista made in Usa, dall'oblio di mezzi
di informazione per nulla interessati alle loro vite, isolate dalla
natura che, a volte, le rende irraggiungibili. Come nei mesi scorsi
quando due metri di neve hanno reso la loro vita ancora più drammatica.
Per la mancanza di cibo, di acqua, per la difficoltà a portare loro un
aiuto.
La Cucina popolare
Queste famiglie ricevono un pasto al giorno dalla Cucina Popolare,
una piccola organizzazione guidata da Svetlana, una donna serba che
in questi anni è riuscita a garantire pasti giornalieri a circa
800 famiglie. Ricevono aiuti anche dal monastero ed è padre Ilarion
che divide donazioni, sceglie beneficiari, le porta direttamente. La
cosa che più sconvolge ma che pure, incredibilmente, riconcilia con la
vita è vedere come queste famiglie siano piene di bambini!
Vedere come la vita scorra anche in questi posti, dove per arrivarci
ci vorrebbe una di quelle jeep di ricche Ong che sfrecciano per
strade umanitariamente distrutte da bombe altrettanto umanitarie.
E tu invece ci puoi arrivare solo col furgone di Radovan, del villaggio di
Kos, vicino Osojane, in piena Metohija. Ci arrivi con le sue manovre, a
volte improbabili, ma pure con la rabbia. Serve anche quella. Perché ti
chiedi come mai nessuno racconti della vita di questa gente; e perché
il vivere in queste condizioni non diventi grido di dolore da far
sentire al mondo. E perché il Kosovo e la Metohija siano stati ridotti
così, senza che nessuno abbia mosso un dito. Per creare questa finta
e insopportabile pseudo-libertà e pseudo-indipendenza, sono stati
ridotti prima a un ammasso di macerie, ora lasciati a se stessi. Che
si consumino le violenze contro i serbi nella Metohija, che si
consumino nell'isolamento più totale gli stessi serbi del Kosovo!
E si costruiscano ancora alberghi lussuosi, pompe di benzina, statue della
Libertà (a Pristina, sopra un hotel), statue dei Liberatori (Bill Clinton,
sempre a Pristina). E si lascino marcire le carogne di tanti animali
ammazzati dalle auto lungo le strade. Cani, gatti, volpi, si lascino così
che il Kosovo e la Metohija sono una discarica a cielo aperto e
l'immondizia la trovi ovunque. Vicino le case, lungo le strade, sparsa nei
campi.
BondSteel e i Monasteri
Era questa, dunque, la libertà a cui si aspirava? Era questa l'indipendenza?
Era il poter sventolare bandiere dell'Albania e degli Stati Uniti su
tanti, troppi balconi? Era il ricevere soldi a fondo perduto per rendere
il territorio sgombro da gente scomoda? Nei pressi di Urosevac, a sud
della regione, sorge Bond Steel, la più grande base Usa in Europa. Una
vera e propria città di cui poco si sa e poco si deve sapere. E chi può
controllare un territorio da cui nulla deve trapelare meglio di mafie,
malavita e narcotraffico, oggi al potere nel Kosovo «libero e
indipendente» dove è perfino proibito pronunciare la parola Metohija, dal
greco «terre che appartengono ai monasteri?».
È tempo di Quaresima e padre Ilarion mi illustra la pratica del
digiuno, osservato per sette settimane prima della Pasqua, esclusi sabati
e domeniche, tanto da arrivare a 35 giorni. Un digiuno detto
dell'acqua, si mangiano solo cose bollite, niente carne, pesce, proteine
animali, oli, vino. Si arriverà a 36,5 giorni col sabato santo e metà
domenica di Pasqua. Un decimo di anno di digiuno offerto al Cristo
Risorto.
Ma nei villaggi di Gnjlane e Novo Brdo, visitando famiglie, non
sembra necessario il rispetto di date e ricorrenze per praticare digiuni.
La povertà concede spesso solo pane e farinacei, la carne è cosa rara.
Uranio impoverito e Marchionne
Parlare di ingresso nell'Unione Europea qui ormai fa sorridere. Così come
parlare di sacrifici per superare crisi. E fa sorridere
incontrare all'aeroporto di Belgrado, al ritorno, operai specializzati
della nuova Fiat che «esporta lavoro». Questi lavoratori devono dire
«signorsì», ché la lettera di licenziamento è pronta anche per loro. Sono
quasi 1700 e stanno a Kragujevac, dove non c'è più posto per dormire, con
intere famiglie serbe senza lavoro trasferitesi a casa di parenti o amici
pur di affittare agli italiani la propria a prezzi stracciati per
guadagnare qualcosa per sopravvivere.
Sono preoccupati, questi lavoratori, del cibo mangiato in Serbia,
in questo loro distaccamento forzato, lontano dalla famiglia perché c'è
da formare operai serbi per farli produrre tanto pagandoli poco, a
zero diritti. È la cura Marchionne. Del resto non erano umani, quei
diritti, ma solo roba di malattie, turni e orari decenti, tutela delle
donne, ferie, pause pranzo, cose così. Fa sorridere e anche tenerezza, che
si preoccupino per il cibo. Le bombe hanno fatto danni al ciclo
vitale. Uranio impoverito, plutonio, radiazioni, inquinamento chimico e batteriologico.
Loro lo sanno, glielo hanno detto anche gli scienziati, ma devono
arrangiarsi. Sanno pure che la gente qui si ammala sempre più di leucemia
e tumori vari a causa di quello che c'è stato. Qualcuno ha
dimenticato?
Sono passati
13 anni da quel 24 marzo 1999, quando la Jugoslavia fu definitivamente
affossata da 78 giorni di bombardamenti Nato, ai quali partecipò anche
l'Italia. Ci dissero che si andava a proteggere civili e portare
democrazia e rispetto di diritti umani. Sì, fa proprio sorridere tutto
questo. Ma anche piangere. Lo sguardo dei bambini visitati non sappiamo
toglierceli dagli occhi. Alcuni sereni, nonostante tutto, altri impauriti
da situazioni difficili dentro le famiglie, altri persi nel vuoto;
problemi psichici, chi mai se ne occuperà? Sì, quello sguardo ti resta
appiccicato.
Professionisti dei diritti umani non vengono fino quaggiù. Preferiscono la
ribalta, dove c'è il dittatore di turno da abbattere e
fantomatici oppositori da foraggiare con armi e soldi, coi quali
accordarsi per il futuro da sfruttare.
Qui no, non viene nessuno. Non ci sono dittatori. La Serbia è
paese democratico, si manganellano manifestanti e si finisce in carcere
se protesti troppo, anche se puzzi di fame. Questo dicono che sia
Kosovo, un altro governo, con a capo criminali indagati per traffico di
organi umani, ma eletti democraticamente. E allora? E allora questi
bambini semplicemente non esistono!
Stupidi noi che li andiamo a cercare, che torniamo con nel cuore idee per
farli sorridere un po'.
«Smejes se!», Sorridi!, bambina persa nel vuoto di un gioco che
neppure sai sognare. Vuoi conoscere il mare? In tv l'avrai visto.
Proveremo a portarti noi. Ci vorranno soldi, sarà difficile trovarli, mica
ci compriamo aerei da guerra! Per quelli si trovano facilmente, per il
tuo sorriso no, bisogna scalare montagne e pregare. Non il tuo dio.
Bisogna pregare gli umani, quelli che non si fanno scrupoli davanti
all'immagine della tua povera casa, perché sanno trovare alibi.
Ma noi, cocciuti, il mare te lo faremo conoscere. E toccare. E giocare. Insieme
ai tuoi fratelli, sorelle, ai tuoi amichetti del villaggio vicino, così
vicino che nemmeno riesci a giocarci insieme. È pericoloso, la sera c'è il
coprifuoco. Passano follia e provocazione, tirano sassi alle
finestre, vogliono spaventare il tuo sonno. A volte sparano. Alla fine
ci riescono, ti spaventano. Ma tu chiudi gli occhi e prova a dormire.
Prova a sognarlo, quel mare visto in tv. Da vicino sarà pure più bello.
* Un Ponte per...
=== 2 ===
La "prima volta" balcanica
di
Tommaso Di Francesco
il Manifesto, 24/03/2012
Alle origini «criminali» e dimenticate dell’Ue. L'incipit
della globalizzazione armata dell'Occidente, europeo e statunitense.
Con la guerra «umanitaria» della Nato che scatta il 24 marzo 1999
si realizza un incipit davvero di rilievo, una vera epifania:
1 - per la prima volta (c’era stata solo un anticipo di due giorni di raid
nel 1994 contro i serbi di Bosnia che assediavano Sarajevo) l’Alleanza
atlantica, oltre il suo mandato costitutivo – che avrebbe dovuto essere
residuale dopo il crollo dei regimi dell’est, essendo stata costituita
come alleanza militare per fermarne l’eventuale aggressione – entra in
guerra bombardando dal cielo, per 78 giorni, con tonnellate di missili
Cruise e di cluster bomb un paese del sud-est europeo di milioni di
abitanti. Distruggendo con «chirurgica» e «intelligente» precisione
strade, ponti, scuole, ospedali, bus, treni, asili, città, mercati,
fabbriche.
2 - Da lì, per la prima volta, la Nato ricostruirà e legittimerà la
sua esistenza, con il vertice dell’aprile 1999 di Washington – in
piena guerra – ridefinendo e trasformando in chiave offensiva ruolo e
strategia internazionale. Che poi porterà l’Alleanza in guerra
in Afghanistan nel 2003, in Libia nel 2011, e a definire una
operatività militare in Africa e Medio Oriente.
3 - Per la prima volta, esplicitamente, la guerra contro l’ex
Jugoslavia si chiamerà «umanitaria», non più solo il «Desert storm»
dell’Iraq o il «Ridare speranza» della Somalia.
4 - La guerra aerea, gestita in prima persona dall’aviazione statunitense,
per la prima volta accrescerà il potere di controllo della leadership di
Washington dentro la Nato sull’Europa, fino al condizionamento dei bilanci
militari dei vari paesi aderenti, rivelatisi con la guerra di
bombardamenti aerei sull’ex Jugoslavia, inappropriati ai nuovi compiti
bellici. E questo a ovest e, per la prima volta a est. Fino al
coinvolgimento nel 2004 nella coalizione dei volenterosi, da parte del
presidente americano Gorge W. Bush, di tutti i paesi dell’ex Patto di
Varsavia, Russia esclusa, nella guerra all’Iraq per fermare le «armi di
distruzione di massa» che proprio non c’erano.
5 - Da lì nasce e si rafforza, per la prima volta, la rischiosa strategia
dell’allargamento a est della Nato che porterà l’Alleanza atlantica ad
aprire basi militari in tutto l’est europeo, ai confini
dell’ex nemico numero uno, la Russia (certo non paragonabile all’ex Urss)
fino alla guerra del 2008 nel Caucaso in sostegno alla Georgia che decise,
su consiglio atlantico, di attaccare militarmente l’Abkhazia che aveva
proclamato la secessione da Tbilisi.
6 - Altro incipit non trascurabile: si conferma la
giustizia internazionale dei vincitori. Con l’istituzione all’Aja del
Tribunale internazionale per i crimini nell’ex Jugoslavia, ad hoc, visto
che la potenza militare guida della Nato, gli Stati uniti, non riconoscono
il Tribunale penale internazionale dei diritti umani. E all’Aja, in modo
a dir poco manicheo, saranno processati e condannati solo i criminali
doc già additati dai media internazionali al seguito delle
potenze occidentali; mentre i crimini della Nato – nei raid aerei le
vittime civili secondo il governo filoccidentale di Belgrado furono 3.500
–
restano impuniti (con tanto di protesta addirittura di Antonio
Cassese, già presidente del Tribunale dell’Aja sull’ex Jugoslavia, contro
il procuratore dell’epoca Carla Del Ponte). Come impuniti restano, dopo
la giusta condanna internazionale del massacro di Srebrenica, le
altre «Srebrenica» commesse dai musulmani contro i serbi, come la strage
di Kazanj a Sarajevo.
7 - E se parliamo di «prima volta», come dimenticare che con la guerra di
bombardamenti aerei della Nato nasce, in aperto disprezzo del
diritto internazionale , un nuovo Stato, il Kosovo,
autoproclamatosi indipendente nel febbraio del 2008 con sostegno esplicito
degli Stati Uniti. Nasce una nuova nazione grande quanto il Molise, sulla base
di una secessione etnica dalla Serbia – un nuovo innesco d’incendio
nei Balcani – e intorno alla megabase statunitense di Camp BondSteel,
presso Urosevac. Anch’essa costruita fuori dal Trattato di pace di
Kumanovo del giugno 1999. Che poneva fine alla guerra avviando una
amministrazione internazionale che escludeva basi militari straniere,
acconsentiva all’ingresso delle truppe Nato (e dell’amministrazione
Un-Mik) in Kosovo ma pariteticamente riconoscendo l’autorità di Belgrado
sulla regione, del resto culla storica della nazione, della religione e
dell’identità dei serbi.
8 - Inoltre, ed è per noi forse l’incipit più importante, la guerra «umanitaria»
del 1999 venne gestita in chiave bipartisan dal governo «più di sinistra»
che il Belpaese abbia mai avuto: il governo D’Alema.
L’Italia aderiva a questa guerra che si aggiungeva al conflitto sul campo e arrivava buon ultima nelle guerre balcaniche degli anni Novanta. Alle quali, ecco l’altro incipit europeo, la nascente Unione europea che emergeva politicamente nel 1991 aveva dato il suo criminale contributo, insieme ai sanguinari nazionalismi interni. Aiutando a demolire la Federazione jugoslava – che ancora esisteva con un governo autonomo, riconosciuto in sede Onu – con i riconoscimenti delle indipendenze di Slovenia e Croazia proclamate su base etnica. Poi tutto, inevitabilmente, precipitò nella Bosnia Erzegovina che in piccolo rappresentava la complessità dei popoli e delle etnie dell’intera Federazione jugoslava. Così si abdicava, anche da parte delle forze del movimento operaio, alla nostra Costituzione fondativa. Che all’articolo 11 dichiara di «bandire la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali» È da lì che è cominciata a sparire ogni identità della sinistra.
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